Categoria: Dal mio LinkedIn

I post pubblicati da Marco su LinkedIn, ripresi sul sito.

  • La privacy non si compra con l’hardware. Si costruisce con le regole.

    La privacy non si compra con l’hardware. Si costruisce con le regole.

    Ha ancora senso comprare un computer da migliaia di euro per far girare l’AI in locale, in nome della privacy?

    Guardate dove sono già i vostri dati: email su Outlook o Gmail, documenti su Drive, gestionale in cloud, clienti su WhatsApp.

    Il locale costa, va mantenuto e rende meno dei migliori modelli in cloud. Ha senso solo per dati davvero critici: sanitari, legali, segreti industriali. Per tutto il resto bastano un piano business con contratti chiari sui dati e regole interne su cosa entra in un prompt.

    La privacy non si compra con l’hardware. Si costruisce con le regole.

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  • Il candidato perfetto per il metodo Murakami esiste già: l’AI.

    Il candidato perfetto per il metodo Murakami esiste già: l’AI.

    Alle 4 del mattino Murakami è già alla scrivania. Scrive 6 ore, poi corre 10 km. Ogni giorno, per anni.

    Molte aziende chiedono questo metodo alle persone: dedizione totale, il lavoro come unica identità. In Giappone c’è una parola per dove porta: karōshi, morte per eccesso di lavoro.

    Il candidato perfetto per il metodo Murakami esiste già: l’AI. Non si stanca, non ha una vita da perdere, non ha un’identità da sacrificare.

    Le persone sì.

    Date all’AI la routine. Alle persone restano il giudizio, le relazioni e le idee.

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  • Ma qualcuno vi ha veramente ascoltato?

    Ma qualcuno vi ha veramente ascoltato?

    È sempre la solita storia. Arriva il nuovo CRM, il nuovo gestionale, adesso l’AI. E ogni volta sono le persone a doversi adeguare: nuovi campi da compilare, nuove procedure, nuovi passaggi che nessuno aveva chiesto.

    Non dovrebbe essere il contrario?

    Lo strumento dovrebbe adattarsi a come lavora la vostra azienda, non la vostra azienda a come è stato progettato lo strumento. Eppure quasi nessuno parte da lì. Si sceglie la tecnologia, poi si “forma” il personale a usarla.

    Io lavoro al contrario. Prima osservo come lavorano davvero l’amministrazione, il commerciale, la produzione. Poi ascolto dove si perde tempo e cosa non funziona. Solo dopo scelgo lo strumento e lo costruisco intorno alle persone.

    Una formazione che non parte dall’ascolto non cambia il modo di lavorare. Aggiunge solo un altro sistema da subire.

    Nella vostra azienda, chi si è adeguato a chi?

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  • L’AI è bravissima a rispondere. Le domande giuste restano tue.

    L’AI è bravissima a rispondere. Le domande giuste restano tue.

    Venerdì. Una domanda da portarsi nel weekend.

    Questa settimana quante risposte hai chiesto all’AI? Email, riassunti, analisi, bozze. Probabilmente parecchie.

    E quante domande nuove ti sei fatto tu?

    L’AI è bravissima a rispondere. Non sa ancora scegliere cosa valga la pena chiedere. Quello resta il nostro lavoro, ed è il lavoro che in una PMI fa la differenza: capire quale processo ripensare, quale attività eliminare, dove sta davvero il collo di bottiglia.

    Le domande giuste raramente nascono davanti a uno schermo. Nascono in macchina, a cena, durante una camminata. Quando smetti di produrre e ricominci a osservare.

    Quindi questo weekend niente prompt. Solo una domanda da portarsi fino a lunedì: se potessi togliere un’attività alla tua azienda, quale sarebbe?

    Lunedì l’AI ti aiuterà a farlo. La scelta, però, resta tua.

    Buon weekend.

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  • Con l’AI si lavora più velocemente. Ma spesso si lavora anche di più.

    Con l’AI si lavora più velocemente. Ma spesso si lavora anche di più.

    Secondo Korn Ferry (16.000 lavoratori intervistati), il 63% è più efficiente grazie all’AI. Però il 52% ha più attività di prima.

    Il motivo è semplice: l’AI viene usata per fare prima le stesse cose. Il tempo risparmiato si riempie subito di altro lavoro.

    Il vero guadagno arriva quando si cambia il modo di lavorare, non solo lo strumento.

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  • Non ti preoccupare di che versione di AI stai usando.

    Non ti preoccupare di che versione di AI stai usando.

    Oggi è la 5.qualcosa, domani esce la 5.qualcos’altro — e tra un mese sarà già superata.

    In azienda inseguire i numeri di versione è tempo buttato. Non è lì che si crea valore.

    L’AI agentica va applicata. E poi moltiplicata su ogni processo che si presta.

    Il resto — quale modello, quale release, quale sigla — è un tecnicismo che lasciamo volentieri a chi l’AI la sviluppa. Chi la usa in azienda ha un solo compito: trovare dove farla lavorare, e farlo su scala.

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  • L’AI non resta mai dove la metti.

    L’AI non resta mai dove la metti.

    Se l’adozione è congrua — pensata per il contesto, non imposta dall’alto — genera quello che chiamo l’effetto riverbero: un contagio positivo che attraversa i reparti, cambia il modo di lavorare, sposta la cultura decisionale.

    Se invece è forzata, l’effetto riverbero non si attiva. Resta un progetto isolato, un tool che qualcuno usa e il resto dell’azienda ignora.

    La differenza non è la tecnologia. È la congruenza con cui viene introdotta.

    Nella vostra azienda, l’AI ha generato un effetto riverbero — o è rimasta ferma dove l’avete messa?

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